Bruno Pucci

 

 
 

Nel riavvolgere il filo della memoria, proprio fra le mura che lo hanno visto giovane volontario entusiasta, non riesce a trattenere qualche lacrima: una garanzia di sincerità e di affetto nei confronti della SVS. Bruno Pucci, classe ’43, ha vissuto la storia dell’associazione in un momento di grandi progetti che hanno fatto crescere la SVS e l’hanno fatta diventare quella che noi oggi conosciamo, ma anche un periodo di transizione difficili che portarono l’associazione verso una forma più vicina all’Ente Pubblico che non al volontariato, poi fortunatamente superata nel tempo, con il rientro di SVS nell’associazionismo, anche se naturalmente la SVS ha dovuto seguire e adeguarsi ai cambiamenti della società in cui vive.  

 
Una transizione che per molti fu scioccante e creò tanta amarezza in chi, come Bruno, il volontariato lo sentiva scorrere nelle vene. Proprio a partire da questa delusione passata inizia il suo racconto: “Vorrei subito chiarire che ho accettato di fare questa intervista, perché avendo parlato, poco tempo fa, con l’attuale presidente della SVS Marida Bolognesi, ho subito percepito un’affinità nel concepire il vero valore del volontariato, mi sembra che stia lavorando nella direzione giusta, sulla via maestra dei presidenti che hanno fatto la grandezza morale di questa associazione”.

Andiamo con odine e cominciamo da come e quando hai conosciuto la Pubblica Assistenza.  
“Mi sono avvicinato alla SVS tramite il calcio. Avevo appena 12 anni quando un amico mi convinse a giocare a pallone con la Società Volontaria di Soccorso. Da qui sono poi diventato socio ed a 18 anni, anzi un po’ prima, ho cominciato a fare, come volontario, i servizi della SVS. Qui ho conosciuto Ezio Suich e Nando Avanzoni, ma soprattutto qui ho conosciuto cosa vuol dire donare agli altri”.

Quali sono state le tue tappe all’interno di SVS?
Sono diventato vicecomandante e poi comandante del plotone motorizzato. Sono poi stato sotto-comandante di quello che al tempo chiamavamo Comando e che faceva un grande lavoro amministrativo, come registrare i nuovi soci, le offerte, i servizi svolti, i turni, seguire l’impresa funebre, insomma, eravamo al servizio di tutti quelli che ci chiamavano. Successivamente il Comando fu trasformato nell’ufficio Coordinamento, che sostanzialmente faceva le solite cose”.

Qual era il ruolo del plotone motorizzato?
“Era una squadra di rappresentanza che andava a tutte le iniziative, i congressi ecc. Ricordo ancora quando partecipammo ad un concorso che prevedeva la simulazione di un incidente e il conseguente soccorso. Per noi si esibì Piero Lunardi riproducendo una caduta dalle due ruote che sembrava proprio vera, chi stava guardano si preoccupò realmente. Intervenne poi una nostra squadra simulando a sua volta il soccorso e alla fine vincemmo il primo premio”.

Sulle ambulanze che tipo di servizio hai fatto?
“Tutti. Sono stato soccorritore, autista volontario, ho portato gli aiuti alle popolazioni del Friuli e dell’Irpinia che subirono il terremoto: insomma, facevamo tutto quello di cui la Società aveva bisogno, anche per raccogliere fondi”.

Raccontaci dell’attività di raccolta fondi?
“Al tempo non avevamo denaro e ci inventavamo continuamente attività che avrebbero potuto finanziarci. Ricordo ancora quando con Ezio Suich e Fulvio Pacitto ci venne in mente di realizzare un calendario da distribuire in cambio di un’offerta per l’associazione.  Inizialmente ne ordinammo 1.000, ma finirono in poco tempo, così Ezio ne fece stampare altri 4.000. L’anno successivo ne stampammo 10.000 e l’anno ancora dopo 15.000. Naturalmente per distribuirli coinvolgemmo tanti altri volontari. Poi inventammo la giornata del volontariato e periodicamente, di domenica, con tutti i volontari in divisa e le ambulanze con le sirene accese, passavamo per le strade della città per chiedere un’offerta: la gente ci gettava i soldi anche dalla finestra. Poi naturalmente c’erano le feste, a partire da quella dell’ultimo dell’anno, quando mettevamo insieme anche 500 persone. Tutto per finanziare la Società”.

Perché hai smesso di fare il volontario?
“Ho fatto il volontario nel dopoguerra con i primi presidenti democraticamente eletti dai soci, infatti, i precedenti presidenti erano nominato dalla Prefettura. Il primo fu Lemmi Amleto, successivamente Lino Veroni e poi Garibaldo Benifei: tutti grandi presidenti. Dopodiché la società cominciò a cambiare indirizzo ed io, non condividendo la strada scelta, smisi, ma sono andato via con dolore, con le lacrime agli occhi, perché alla SVS ho voluto e ancora voglio un gran bene. Qui ho trascorso la mia gioventù, buona parte della mia vita, per lei ho fatto tanti sacrifici, sempre con immenso affetto, e quando ritorno in questo palazzo, sempre mi vengono le lacrime agli occhi”.

L’esperienza che ti ha commosso di più?
“Una volta con l’autista Oscar, che era anche il capo garage, ci chiamarono per soccorrere una bambina che stava soffocando. Oscar guidò l’ambulanza come non lo avevo mai visto, volava per le strade nel tentativo di arrivare il prima possibile in ospedale. La bambina si salvò, ma restammo entrambi molto colpiti”.

L’esperienza più gioiosa?
“Quando tornai dal terremoto dell’Irpinia e il presidente del tempo, che era Lino Veroni, inviò una lettera al presidente dell’Azienda Mezzi Meccanici dove lavoravo, per evidenziare il lavoro da me svolto e chiedere il mio distacco dall’azienda ancora per una settimana, perché aveva bisogna di me per sistemare la sede, dove fu fatta la raccolta del materiale che avevamo distribuito nelle aree colpite dal terremoto. Un riconoscimento che mi fece piacere e mi fece sentire utile”.

Cosa ti ha insegnato la SVS?
Tutto. Mi ha insegnato a donare: il tempo, il sangue, gli organi quando sarà il momento. Mi ha insegnato a voler bene alla gente, mi ha insegnato l’umanità”.

Quali “battaglie” ti hanno dato maggiore soddisfazione?
“Sono molto le battaglie che abbiamo portato avanti per la Società. Ad esempio, siamo riusciti a far capire l’importanza di avere i medici sulle ambulanze e per la prima volta sono saliti sui mezzi per le emergenze; abbiamo fatto, anche in questo caso per primi, gli esami medici con l’ecodoppler: ci sono state poi le lotte a favore dell’Impresa Funebre, della quale sono stato anche consigliere, che doveva inserirsi nell’ambiente cittadino; abbiamo aperto il volontariato alle donne, insomma, la lista sarebbe lunga. Tutto quello che attualmente la SVS porta avanti lo abbiamo pensato e messo in piedi a quel tempo”.

Cosa ti piacerebbe vedere realizzato nel prossimo futuro?
“Vorrei che all’interno dell’associazione il volontariato tornasse ad essere centrale. Però, come ho già detto, credo che questo sia anche l’obiettivo dell’attuale presidente e confido che possa riuscirci. Se così sarà mi piacerebbe ricominciare a dare una mano”.